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"Vogliamo sognare ancora"
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FIRENZE, 23 febbraio 2010 - Calendario assurdo, rispetto per il Milan, voglia di tornare a sognare. Questi i concetti chiave espressi da Cesare Prandelli alla vigilia della sfida con il Milan. “Poche squadre al mondo giocano quanto noi – attacca il tecnico viola – ed in più ci mettono anche in anticipo (sabato prossimo la Fiorentina giocherà a Roma contro la Lazio, ndr). Farsi sentire? È molto tempo che ci lamentiamo apertamente, ma non abbiamo nessun potere per cambiare le cose. A comandare, evidentemente, sono altri aspetti”.
AVVERSARI — Il Milan sta bene, Prandelli lo sa. “A Bari hanno battuto la rivelazione del campionato, domani tenteranno di sfruttare questo momento per avanzare in classifica. Ma anche per noi è un’occasione. Vogliamo sognare ancora”. Il discorso scivola sui singoli. “Ronaldinho verticalizza come pochi, Pato è veramente imprevedibile. Ed in panchina c’è Leonardo. Un tecnico che mi piace. Ha dato gioco e serenità all’ambiente. Ha personalità, ma è bravo a non farla notare troppo”.
ARBITRI E DINTORNI — La ferita aperta da Ovrebo ed il suo assistente Nebben nella serata di Monaco è ancora aperta. Ed alcuni precedenti con il direttore di gara di domani, Rosetti, non sono propriamente positivi. Di questo però, Prandelli non vuol sentir parlare. “È un arbitro internazionale, noi dobbiamo concentrarci solo sulla gara. Questi argomenti non ci interessano, assurdo esasperare i toni”.
dubbi — A Monaco la formazione era stata data con 24 ore di anticipo. “Adesso è diverso, ho 2-3 giocatori in dubbio tra cui Vargas e Montolivo. Ljiaic ha molto talento, ma va fatto crescere tranquillamente. Certo i tifosi possono sperare diventi un campioncino. Zanetti infine ha dimostrato di star bene nei trentacinque minuti contro il Livorno. Per noi sarebbe importante giocasse dal primo minuto. Vediamo”. Chiusura su proprietà ed obiettivi finali. “La presenza dei Della Valle è sempre importante, domenica scorsa è stato un segnale forte per tutti. Quarto posto? È un obiettivo alla portata di dieci squadre”.
Cesare Prandelli
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