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La ACF Fiorentina[2] (Associazione Calcio Firenze nel 1926, Associazione Calcio Fiorentina nel 1927 e Florentia Viola nel 2002), più comunemente nota come Fiorentina, è la principale società calcistica di Firenze, fondata il 26 agosto 1926 grazie al marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano. L'attuale presidente della società viola è Mario Cognigni, che sostituisce temporaneamente il dimissionario proprietario Andrea Della Valle.[3]

Nel corso della sua storia, fu per due volte campione d'Italia, nel 1955-56 e nel 1968-69. Vinse inoltre sei Coppe Italia ed una Supercoppa italiana. In ambito internazionale, la Fiorentina è stata la prima squadra italiana ad vincere una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe nel 1960-61, e una delle dodici squadre europee che hanno disputato le finali di tutte le tre principali competizioni gestite dall'UEFA:[4] la Coppa dei Campioni (nel 1956-57, prima squadra italiana a raggiungere la finale nella massima competizione continentale), la Coppa delle Coppe (nel 1960-61 e nel 1961-62) e la Coppa UEFA (nel 1989-90).

Il colore sociale è il viola, scelta cromatica voluta espressamente dallo stesso Ridolfi; altri segni distintivi della società sono la Canzone viola, inno ufficiale composto da Marcello Manni e reinterpretato nel 1965 da Narciso Parigi, e lo stemma, caratterizzato da un giglio rosso su sfondo bianco, simbolo della città toscana. Dal 1931, disputa i propri incontri casalinghi nello Stadio Artemio Franchi, sede inolte della società nell'era Della Valle.

Dalle origini al secondo dopoguerra

Il 26 agosto 1926, con la fusione tra Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e Club Sportivo Firenze, venne fondata in uno studio notarile l'Associazione Calcio Firenze;[5][6] il primo incontro ufficiale della nuova società si tenne nello stadio di via Bellini, primo impianto usato dai Viola, il 3 ottobre 1926 contro il Pisa, vinto per 3-1 e valevole per il campionato di Prima Divisione, terminato al sesto posto su dieci partecipanti.[7] La prima maglia ufficiale era inquartata bianca e rossa, colori sociali di Firenze e dei club da cui è originata la Fiorentina.[8]

Dopo la promozione a tavolino del 1927-28, per il progetto della Federcalcio di creare un campionato ad un unico girone,[9] nonostante un episodio di corruzione a Torre Annunziata,[10] i Gigliati disputarono la prima loro stagione nella massima serie, la Divisione Nazionale, terminata all'ultimo posto in classifica; nonostante il regolamento prevedesse per loro la Prima Divisione, vennero ripescati ed inseriti in Serie B.[11] Il 22 settembre 1929, in una amichevole con la Roma, la squadra toscana indossò per la prima volta maglie di colore viola, per volontà del marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, primo presidente della Fiorentina.[12] I Viola vinsero il campionato 1930-31, a pari merito con il Bari, ottenendo così la promozione in Serie A.[13]

Il 13 settembre 1931, con la partita contro l'Admira Vienna, terminata 1-0,[14] venne inaugurato lo Stadio Giovanni Berta, futuro "Artemio Franchi";[15] la prima stagione viola nella nuova struttura terminò al quarto posto, con 25 reti di Petrone, capocannoniere del torneo. Anche gli anni successivi videro la Fiorentina stazionare nelle zone alte della classifica; il terzo posto del 1934-35, in un campionato che li vide lottare per il titolo fino alla fine, con due sconfitte nelle ultime due giornate,[16] consentì ai Viola di partecipare per la prima volta alle competizioni europee.[7] L'esordio in Europa avvenne il 16 giugno 1935 a Budapest, con l'incontro di Mitropa Cup Fiorentina-Újpest, vinto dal club fiorentino per 2 a 0.[17]

Dalla stagione 1935-36, i Gigliati ebbero un calo da un punto di vista dei risultati, arrivando alla retrocessione nel 1937-38,[18] dovuta principalmente alla cessione dei giocatori più importanti;[19] tuttavia, con il primo posto nella successiva stagione di Serie B, grazie all'acquisto di giocatori come Griffanti e Menti,[20] ritornarono subito in Serie A.[21] Nel 1939-40, la Fiorentina conquistò il primo trofeo della sua storia, la Coppa Italia, vincendo in finale contro il Genoa 1-0, con rete di Celoria.[21][22] Nel 1943, dopo un terzo posto nel 1940-41 ed alcune stagioni che videro la squadra stazionare nel centro classifica, il campionato venne sospeso per cause belliche;[21] tuttavia, nel 1944-45, i Viola parteciparono al campionato toscano di guerra, battendo nella gara conclusiva l'Empoli per 1 a 0.

L'epoca d'oro

Alla ripresa del torneo calcistico nazionale, la Fiorentina partecipò al Campionato Misto Bassa Italia, arrivando quinta nel proprio girone.[24] Con il ripristino della Serie A, nel 1946-47 la Fiorentina riuscì a salvarsi nelle ultime giornate, cominciando una crescita progressiva in termini di risultati,[25] che le consentirono di ritornare nelle posizioni più alte della classifica italiana.[25] La definitiva consacrazione della società avvenne nella stagione 1955-56 quando, allenata da Bernardini, vinse il suo primo scudetto, con cinque giornate di anticipo.[25] I titolari di quella squadra erano Sarti, Cervato, Magnini, Rosetta, Gratton, Segato, Chiappella, Montuori, Julinho, Virgili e Bizzarri.[26]

La vittoria della Serie A consentì ai Viola di partecipare alla Coppa dei Campioni;[27] i Gigliati, superando gli svedesi dell'IFK Norkkoping, gli svizzeri del Grasshoppers e gli slavi della Stella Rossa Belgrado, senza mai perdere una partita,[28] arrivarono in finale, dove, il 30 maggio 1957 al "Santiago Bernabéu", vennero battuti dal Real Madrid per 2-0,[27] con reti di Di Stéfano, su un rigore dubbio,[28][29] e di Gento.[27]

Dalla stagione 1956-57, la Fiorentina si classificò per quattro volte consecutive al secondo posto,[30] arrivando inoltre due volte in finale di Coppa Italia, sconfitta nel 1958 dalla Lazio per 1-0.[31] e nel 1959-60 dalla Juventus per 3-2[32] Nella 1960-61, il club, guidato da Hidegkuti, vinse sia la coppa nazionale, superando la Lazio 2-0, con gol di Petris e Milan.[30] sia la Coppa delle Coppe, battendo nella doppia finale i Rangers Glasgow; con questa vittoria divenne la prima squadra italiana a vincere un trofeo internazionale.[30] I Gigliati arrivarono in finale di quest'ultima competizione anche l'anno successivo, venendo battuti dal Atlético Madrid per 3 a 0 nella ripetizione dell'incontro.[30]

Per tutti gli anni '60, considerati il decennio d'oro della storia viola,[30] la Fiorentina stazionò nelle prime posizioni della Serie A, in particolare tra il terzo ed il sesto posto. Raggiunse la finale della Coppa Mitropa nel 1965, sconfitta 1 a 0 dal Budapesti Vasas; vinse però questo trofeo la stagione seguente, battendo in finale il 19 giugno gli sloveni del Jednota Trenčín per 1 a 0, con Brugnera protagonista.[30] Nella stessa stagione, la squadra gigliata vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo contro il Catanzaro 2-1 dopo i tempi supplementari, grazie a Hamrin e Bertini.[30] Il secondo titolo nazionale venne conquistato nel 1968-69, davanti a Cagliari e Milan, con in panchina l'argentino Pesaola.[30] Formata da molte giovani promesse, per cui venne chiamata "Fiorentina Ye Ye",[33] la formazione viola comprendeva Superchi, Brizi, Ferrante, Rogora, Mancin, De Sisti, Esposito, Rizzo, Merlo, Maraschi e Amarildo, con Chiarugi spesso impiegato a partita in corso.

Gli anni settanta e ottanta

I primi anni '70 videro la Fiorentina in un calo da un punto di vista dei risultati rispetto al decennio precedente; nel campionato 1970-71 rischiò, con solo 3 vittorie, la retrocessione in Serie B, salvandosi solo per differenza reti.[35] Nelle stagioni successive tornò ai vertici della classifica, lottando nuovamente per il titolo nel 1971-72;[36] in campo europeo, partecipò alla finale della Coppa Mitropa 1971-72, venendo sconfitta dal Čelik Zenica,[37] e del Torneo Anglo-Italiano, battuta dal Newcastle 2-1

Tra le stagioni 1974-75 e 1975-76, i Gigliati tornarono a vincere; conquistarono la loro quarta Coppa Italia nel giugno 1975, sconfiggendo il Milan 3-2, con reti di Casarsa, Guerini e Rosi.[35] e la Coppa di Lega Italo-Inglese, battendo il West Ham.[35] Dopo il terzo posto della Serie A 1976-77, la Fiorentina rischiò la retrocessione nel 1978-79, rimanendo nuovamente nella massima serie per differenza reti.[39]

Negli anni '80 subentrarono nella presidenza della società i Pontello,[40] che attuarono alcune scelte contestate dai tifosi, come il cambio dell'inno e del giglio.[41] Dopo alcuni buoni campionati, nel 1981-82 i Viola, con giocatori come Galli, Antognoni (che rimase a lungo fermo per un infortunio alla testa), Massaro, Bertoni e Graziani, contesero fino all'ultima giornata, caratterizzata da alcuni episodi dubbi,[42] lo scudetto alla Juventus.[40] Nelle stagioni successive, il rendimento dei Viola fu sempre alto, piazzandosi spesso nelle prime posizioni ed arrivando per due anni consecutivi in semifinale di Coppa Italia, nel 1984-85 e nel 1985-86.[40]

Dalla stagione 1986-87 cominciò un progressivo declino della squadra; il miglior piazzamento di questi anni fu un settimo posto nel 1988-89, che permise alla Fiorentina, dopo uno spareggio con la Roma, di partecipare alla Coppa UEFA dell'anno successivo, torneo concluso in finale, battuta dalla Juventus.

Dagli anni novanta all'era Della Valle

Nel 1990, dopo notevoli polemiche per la cessione di Baggio alla Juventus,[43] i Pontello cedettero la società a Mario Cecchi Gori.[40] Nel 1992-93, dopo 54 anni nella massima serie italiana, i Gigliati retrocedettero in Serie B, ottenendo tuttavia l'ammissione in Serie A dopo un anno.[44] Il nuovo ciclo, cominciato nel novembre 1993 con la presidenza di Vittorio Cecchi Gori, figlio di Mario, ebbe risultati altalenanti in campionato nelle stagioni successive, arrivando due volte al terzo posto, nel 1995-96 e nel 1998-99, vincendo la Coppa Italia nel 1996 contro l'Atalanta, con Batistuta protagonista del torneo con 8 reti, e la Supercoppa italiana, superando 2-1 il Milan a San Siro, con doppietta dell'argentino.[44] Nella stagione 1999-2000, la Fiorentina tornò in Coppa dei Campioni, uscendo nella seconda fase a gironi.[44] La sesta coppa nazionale venne conquistata nel 2000-01, vincendo entrambe le gare 1-0.

Nell'estate 2001, il tribunale civile di Firenze avviò una procedura di fallimento a carico della Fiorentina,[46] che, nonostante le cessioni dei giocatori più illustri come Batistuta, Rui Costa e Toldo, versava in una grave crisi di bilancio.[45] In questa difficile situazione finanziaria, nel 2001-02 la Fiorentina arrivò penultima e retrocedette nel campionato cadetto.[45] A causa dei mancati pagamenti degli stipendi di calciatori e dell'impossibilità di sostenere gli sforzi economici relativi alla partecipazione al campionato, la società non potè iscriversi alla Serie B e venne in seguito dichiarata fallita.[46]

Il 1 agosto 2002 venne fondata la Fiorentina 1926 Florentia da Leonardo Domenici, sindaco di Firenze;[47] la nuova società, che venne iscritta alla Serie C2, venne poi acquistata da Diego Della Valle e rinominata Florentia Viola.[48] Il campionato venne vinto dai Viola, che, in seguito al caso Catania, vennero promossi direttamente in Serie B per meriti sportivi e per bacino d'utenza;[48] il 15 maggio 2003, Della Valle acquistò il marchio ed i colori della vecchia A.C. Fiorentina.[49] Il 19 maggio la Florentia Viola tornò ad assumere ufficialmente il suo vecchio nome, diventando ACF Fiorentina.[48]

La stagione 2003-04 vide la Fiorentina tornare in Serie A, dopo il sesto posto in campionato e lo spareggio contro il Perugia.[48] Dopo una salvezza ottenuta all'ultima giornata nel 2004-05, i Viola furono coinvolti in Calciopoli,[50] che li penalizzò sia nella stagione 2005-06, estromettendoli dalle coppe europee, sia in quella successiva, che, nonostante i 15 punti di penalizzazione, li vide qualificarsi alla Coppa UEFA 2007-08, conclusa in semifinale contro i Rangers Glasgow.[50][51] Nelle successive stagioni, guidata da Prandelli, ottenne per due volte la qualificazione alla Champions League, arrivando agli ottavi di finale nel 2009-10.

 

Pagina creata da Manuel

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